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Per comprendere meglio cos’è ed a cosa può servire in una organizzazione applicare il Metodo After Action Review vale la pena di fare un’esempio di facile comprensione.
Prendiamo quelle azioni commerciali che vanno sotto il nome di Canvass, di campagne di vendita, grazie alle quali alcune aziende promuovono le vendite di uno o più prodotti definendo un preciso arco temporale, una speciale promozione per i clienti ed un premio o un over provvigionale per gli agenti.
Di solito alla conclusione della canvass in base ai ricavi, marketing e vendite tirano le somme per decidere se l’azione ha avuto successo o meno, fanno quel che si dice una “fotografia a babbo morto”.

Cosa accadrebbe se, invece, si applicasse il Metodo After Action Review?
Bene, se l’arco temporale stabilito per la canvass fosse, mettiamo, di 30 giorni, già dopo 10 giorni di attività in na agile e mirata riunione tutte le risorse impegnate si misurerebbero intorno a pochi ma precisi quesiti:

  • Cosa avevamo pianificato di fare?
  • Cosa realmente è successo?
  • Perché è successo?
  • Cosa faremo la prossima volta?

Così da correggere in corsa il tiro, migliorare la mira e procedere verso l’obiettivo, ricchi anche di best performances che i colleghi più performanti hanno ottenuto.
La tecnica venne utilizzata per la prima volta a metà degli ’70 dall’ esercito americano ed era originariamente progettata per raccogliere le lezioni apprese nel corso di combattimenti simulati all’interno dei National Training Centers. All’inizio procedette lentamente (impiegò circa 10 anni prima di essere accettata dalle linee e diventare cultura diffusa) e solo in anni recenti è diventata pratica comune.

Il momento di svolta è avvenuto con la Guerra del Golfo quando è di fatto uscita dei centri di addestramento ed è stata applicata sul terreno dai soldati che hanno cominciato a riunirsi spontaneamente in piccoli gruppi per fare il punto alla fine di ogni missione e individuare i possibili miglioramenti per le missioni successive.

La tecnica dell’AAR è relativamente semplice e di immediata applicazione. Assomiglia molto al modo in cui in molte attività sportive l’allenatore chiama attorno a se i giocatori nel corso o alla fine della partita per discuterne l’andamento.

E’ pensata per trasformare l’apprendimento in una routine, per creare uno stato mentale dove ognuno valuta continuamente se stesso, la propria squadra, la propria organizzazione e si chiede come può migliorare.
In pratica, i partecipanti si incontrano subito dopo un’importante attività o evento per discutere di quanto è successo rispetto ai compiti assegnati o gli obiettivi pianificati, individuare le cose che sono andate bene rispetto a quelle che sono andate male, e cercare in quale modo fare meglio la volta successiva.
Il processo può essere formale o informale, può interessare gruppi grandi o piccoli, durare minuti, ore, o giorni, a seconda della complessità delle attività o degli eventi, l’importante e che sia guidato sempre da quelle 4 domande che abbiamo segnalato.

Geppino Fernicola